Bachi da Pietra, Non Io (Wallace, 2007)
Bachi da Pietra al secondo lavoro, dopo un esordio che ha scosso nel profondo. Bachi da Pietra. Giovanni Succi (Madrigali Magri) e Bruno Dorella (un sacco di cose, ultime dei quali Ovo e Ronin). Il nuovo disco è uscito da molto poco, e ho avuto modo di accaparrarmelo in occasione del MiAmi. Diciamo che lo avevo già comprato prima ancora di avere modo di sentirli dal vivo, visto che già con il primo “Tornare nella Terra” mi avevano convinto a tal punto da essere convinto di andare sul sicuro. E la performance live non aveva in fatti deluso. Dopo qualche giorno di ascolti intensi, devo ammettere che lo sto ascoltando a ripetizione e faccio fatica a staccarmene, ho digerito il dischetto e me ne sono fatto un’idea abbastanza precisa. idea, manco a dirlo, più che positiva. E ovviamente non poteva che essere così, perché per chi, come me, ha amato “Tornare nella Terra”, questo nuovo capitolo della storia “Bachi da Pietra” non può che risultare un degno seguito.
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OvO – Miastenia (load up, 2006)
A primo ascolto il cervello sapientino lo inquadra come un album di retaggio grind, almeno nei primi 2 pezzi,sia per la tempistica furiosa della batteria sia per l’ impatto violentemente corrosivo d’insieme.Ma Il germe cementante di quest album e in realtà un’adorazione tout court per i generi più estremi e di nicchia,e non solo per cio che concerne velocità e pesantezza, ma anche per sorprendente capacita d improvvisazione e intrattenimento di stampo avanguardistico. L’album si dipana in un alternanza di aggressivita’ granitica passando poi a più rilassate atmosfere psicotiche,ed e’ in queste che si sente dominare la mutabile ed esasperata timbrica della Pedretti (Allun, ?Alos). E’ insomma una sorta di coordinamento immaginario tra artisti di diversa estrazione su cui,a mio modesto parere, più per popolarità che per vera e propria affinità di suoni balza subito in mente john zorne. Una risposta geniale gridata in faccia a chi ancora era fermo a chiedersi a cosa potessero servire anni di militanza nel circuito punk/hc, e a cosa, vien da dire poi, se non a difesa della libertà d’espressione e per il superamento coraggioso degli stessi limiti autoimposti dal genere. Un album fondamentale per vincere l’eterna lotta tra il solito virtuosismo accademico del cazzo e la preziosa creatività di chi parte dal basso. Battaglia vinta.
MiAmi 2007
Questo blog nasce con precise coordinate spaziotemporali: nasce a ridosso, (spazialmente e temporalmente) dell’ultimo MiAmi, il festival di Musica Indipendente AMIlano. Sarà un caso (o forse no), ma come non tirare giù due righe su quello che dovrebbe essere il massimo per quanto riguarda l’offerta di musica Indipendente? E infatti non si può, specie perché io per questo MiAmi un pochetto i salti mortali un po’ li ho fatti. Tralascio i fatti che mi hanno portato a dormire 5 ore in tre giorni, perché sinceramente non gliene frega proprio un cazzo a nessuno, il MiAmi, quello vero dove i gruppi suonavano dal vivo, è stato spiaccicato in due giornate dense dense di proposte live, spiattellate altresì su due palchi, e chi c’è stato lo sa. Pro e contro della cosa, chiari: da un lato un sacco di musica, per tutti i gusti, dall’altro sovrapposizioni antipatiche, specie quando da un lato c’è qualcosa che sai che è figa di brutto, e dall’altra c’è qualcosa che a leggere il libretto pare spacchi, di brutto. Ma tant’è, così e la vita, e uno poi se ne fa una ragione. Riesco addirittura a pensare che ci siano cose peggiori nella vita (forse).

Premetto che recensire tutto va oltre le possibilità e gli intenti di chi scrive, non solo perché vedere tutto era umanamente impossibile (sull’ubiquità stiamo ancora lavorando), ma anche perché sopportare tutto non è nelle mie corde, e di tutto ho apprezzato veramente poco. E di parlare male di qualcuno che ho sentito distrattamente proprio non mi va.
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